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Sistema Museale di Anghiari

PALAZZO DELLA BATTAGLIA

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PIANO PRIMO

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La Battaglia d'Anghiari

La sala dedicata alla Battaglia di Anghiari ci mostra questa affascinante vicenda da un punto di vista storico: cause,conseguenze, e fasi della battaglia ed artistico per il suo legame a Leonardo da Vinci ed al genere iconografico pittorico della Battaglia. Il plastico dedicato alla ricostruzione della storica Battaglia è arricchito da un pannello collocato nella parete di fianco che ci mostra in maniera dettagliata l'armatura dei soldati e le sue componenti.

La vicenda è esplicata nei pannelli anche per il suo valore artistico che la lega a Leonardo da Vinci al genere iconografico pittorico della Battaglia che si afferma nel XVII secolo ma che ha origini ben più antiche, che ritroviamo nel mondo greco. Il plastico offre la visione della fase finale dello scontro grazie a 2200 soldatini, in lega di piombo e stagno, tutti dipinti a mano. In Italia, alla fine del XV secolo, assistiamo ad una particolare condizione politico-economica: il Nord era dominato dalla Signoria dei Visconti che aveva mire espansionistiche verso l'Italia centrale, la Repubblica Fiorentina, di fatto governata dalle corporazioni, sembrava aver trovato un suo equilibrio politico che gli permetteva di essere uno degli stati economicamente più ricchi mentre lo Stato Pontificio, invece, si estendeva come una fascia a dividere il Nord dal Regno di Napoli.
In questo contesto i Visconti tentarono di conquistare la Toscana per avere un facile accesso al Sud e di conseguenza uno sbocco nel Mar Mediterraneo, punto nevralgico per i commerci. La Battaglia di Anghiari, svoltasi il 29 giugno 1440 sotto le mura del paese, fu il momento culminante della guerra tra la Signoria dei Visconti e la Repubblica Fiorentina ed ebbe l'importante funzione di bloccare le mire espansionistiche di Milano verso l'Italia centro-orientale. Niccolò Piccinino, capitano delle milizie viscontee, voleva sferrare un attacco a sorpresa così nella mattina del 29 giugno, giorno dedicato ai Santi Pietro e Paolo, dispose i preparativi per la partenza delle sue milizie accampate a Sansepolcro affinch├ę le truppe fiorentine presenti ad Anghiari potessero credere ad un loro allontanamento. Nelle prime ore del pomeriggio il Piccinino, sperando di cogliere impreparati i nemici, ordinò di attaccare Anghiari ma presto venne avvistato. Appena fu dato l'allarme le truppe fiorentine si apprestarono a cacciare i milanesi ma, in un primo momento, il Piccinino riuscì a sfondare le linee nemiche. Dopo alterne vicende e dopo quasi sei ore di battaglia i fiorentini, con un'operazione a tenaglia, riuscirono ad accerchiare i Visconti costringendoli alla fuga. In merito ai soldati che furono coinvolti nello scontro le fonti in proposito sono estremamente contrastanti; altrettanto discordante è il numero dei morti e dei feriti coinvolti in questa battaglia. Se i cronisti sono discordi nel riportare il numero delle persone coinvolte nello scontro non possiamo dire altrettanto per quanto riguarda l'importanza di questa vittoria, sempre evidenziata. La Repubblica Fiorentina, infatti, fece una serie di concessioni alla città di Anghiari. Lorenzo Taglieschi ricorda che la città fu esentata, per dieci anni, dal pagamento della tassa del "Monte delle Graticole" ma fu anche obbligata ad edificare, nel luogo della battaglia, un piccolo tabernacolo, ancora oggi esistente, a ricordo dello scontro. Sempre per volere dei fiorentini gli anghiaresi ogni anno, nel giorno dedicato ai Santi Pietro e Paolo, potevano organizzare una fiera pubblica "senza alcuno pagamento di gabella o dogana" e correre un palio.
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La Battaglia e Leonardo

La notorietà della Battaglia di Anghiari è strettamente legata al nome di Leonardo da Vinci che nel maggio del 1503 riceveva l'incarico, da parte del Gonfaloniere della Repubblica Fiorentina Piero Soderini, di rappresentare questo scontro nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze - su uno spazio di circa 10 x 20 metri - mentre Michelangelo Buonarroti avrebbe dovuto rappresentare la Battaglia di Cascina. Il Soderini aveva così dato luogo ad una sfida che avrebbe fatto parlare a lungo il mondo intero tanto che Benvenuto Cellini nel 1574 definì le opere dei due artisti "la scuola del mondo". Oggi, purtroppo, dei due capolavori non si hanno più tracce da secoli e risultano noti solo attraverso una serie di disegni preparatori e copie.

Leonardo da Vinci, "Studio di cavallo impennato", Windsor Castle, Royal Library

Leonardo da Vinci, "Studio di testa di guerriero", Budapest, Szépmûvészeti Múzeum

Leonardo da Vinci, dopo una lunga fase di studio, nei primi mesi del 1504 iniziò a realizzare il grande cartone preparatorio e, nell'anno successivo, iniziò i lavori a Palazzo Vecchio che proseguirono fino al 1506. Le fonti ricordano che Leonardo decise di avvalersi di una tecnica ad encausto desunta dall'Historia Naturalis di Plinio il Vecchio. Tale tecnica prevedeva l'uso di colori stemperati con la cera e poi fissati a fuoco sul muro precedentemente preparato a stucco. L'opera presentò subito dei problemi perché il colore si rivelava instabile; l'artista cercò allora di accendere dei grandi fuochi per eliminare l'umidità dalla parete ma il suo intervento peggiorò la situazione e fece letteralmente "colare" il colore. Noi oggi sappiamo che Leonardo dipinse solo la parte centrale della composizione - ovvero la "Disputa per lo Stendardo" - con cavalli e soldati furiosamente impegnati in una "zuffa" della quale conosciamo diverse copie eseguite da altrettanti artisti. Facendo riferimento ad una delle copie più famose, opera di Peter Paul Rubens, custodita presso il Louvre di Parigi, possiamo identificare i quattro personaggi rappresentati nella parte centrale della composizione leonardesca. Il cavaliere posto all'estrema sinistra, che indossa un'armatura con l'immagine di un ariete sul petto - animale araldico della famiglia Piccinino ma anchesimbolo di Marte, dio della guerra - è Francesco Piccinino; alla sua destra compare l'immagine del padre, Niccolò Piccinino, riconoscibile grazie al copricapo in tessuto che, a detta delle fonti, era di colore rosso. In contrapposizione a questi personaggi, sulla destra, compaiono due cavalieri fiorentini che, verosimilmente, sono da identificarsi con Ludovico Scarampo e Giovanpaolo Orsini.

Anonimo della prima metà del XVI sec. rielaborato da Peter Paul Rubens agli inizi del XVII sec, "Disputa per lo stendardo", Parigi.

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Nella sala un pannello è dedicato ai cassoni raffiguranti  La Battaglia di Anghiari.
Il cassone è un tipo di mobile basso, a forma di parallelepipedo, nel quale venivano riposti gli indumenti, eseguito principalmente in occasione di nozze. I tre cassoni riprodotti in questo pannello sono entrambi di ambito fiorentino: due sono conservati in gallerie nazionali straniere (National Gallery of Ireland di Dublino e Museo Archeologico di Madrid), l'altro (già presso la Bryce Collection di Londra), purtroppo è oggi disperso. Per quanto riguarda il cassone conservato a Dublino, il buono stato di conservazione facilita la visione di molti particolari e quindi anche l'identificazione delle insegne araldiche dei capitani che presero parte allo scontro. E' possibile inoltre notare anche un'esatta rappresentazione dei paesi che contraddistinguono la Valtiberina e che sono indicati con delle iscrizioni poste nella parte superiore della tavola. Del cassone, già conservato presso la Bryce Collection, ne rimane soltanto una datata riproduzione fotografica in bianco e nero (1912) del pannello centrale e di quello del fianco sinistro dalla quale, tuttavia, si evince una buona qualità pittorica dell'opera. Nel caso invece del cassone esposto a Madrid esso è l'unico dei tre cassoni pervenutoci nella sua interezza. Esso riporta, nella tavola centrale, lo scontro; nei due piastrini frontali, le insegne familiari dei due sposi a cui il cassone era stato donato; nel pannello laterale di sinistra, il Piccinino che esce da Sansepolcro; in quello laterale di destra, i fiorentini che entrano vittoriosi ad Anghiari.
 

Bottega di Apollonio di Giovanni (?), "Battaglia di Anghiari", cassone nuziale, XV sec., Madrid, Museo Arc.heologico.

All'interno della sala l'attenzione del visitatore viene inoltre certamente catturata da una grande opera su tela (220 x 620 cm.) eseguita da Vittoria Chierici, artista bolognese che dopo un attento studio delle fonti, degli schizzi di Leonardo da Vinci e delle copie della perduta opera leonardesca, propone una personale ricostruzione della Battaglia di Anghiari. Si tratta sicuramente di un'opera molto provocatoria che permette di comprendere, almeno in parte, la grandiosità dell'opera di Leonardo da Vinci che con questa composizione voleva rappresentare l'aspetto più violento, e quindi quello meno umano, di ogni conflitto.

Vittorio Chierici, "Leonardo Scomparso", acrilici, olio e aerografo digitale su tela, 2000, Anghiari, Museo della Battaglia.

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Anghiari: La Storia e i Codici
Questa sezione del museo, mettendo a confronto documenti iconografici tratti da Codici antichi con lo stato attuale dei beni architettonici di maggior pregio del paese, si presta nei confronti del visitatore ad una fruizione propedeutica circa l'esplorazione della città e del suo territorio offrendo così la possibilità di prolungare il percorso di visita dal contenitore museale alla struttura urbana nel suo complesso.
I pannelli presenti nella sala ci illustrano la storia e l'importanza del Codice Taglieschi ci danno nozioni importanti sul suo contenuto e ci portano all'interno della città studiando la sua storia architettonica e l'archeologia legata alle sue antiche mura.

Immagine del Teatro di Anghiari tratta dal Codice Corsi

Nei pannelli è possibile ammirare le riproduzioni di alcuni documenti iconografici contenuti nei Codici Taglieschi (1626-1631) e Corsi (1785), di proprietà delle omonime famiglie di Anghiari. Preziosi manoscritti, redatti a fini fiscali ed amministrativi, corredati da splendide tavole acquerellate, sono ancora oggi conservati dagli eredi e rappresentano l'evoluzione della storia politica ed urbanistica del territorio anghiarese. Attraverso queste testimonianze si intende restituire alla collettività la memoria dei luoghi più significativi dell'insediamento urbano: i palazzi civici, il teatro, gli spazi pubblici ed anche i poderi nella campagna limitrofa. In particolar modo è stato messo in risalto l'edificio del teatro, rappresentato nel Codice Corsi con l'annesso giardino che in seguito è stato sostituito dal piazzale odierno, dopo l'apertura nel 1914 della strada proveniente dalla Galleria Magi. Di fondamentale importanza risultano essere le immagini del Codice Taglieschi attraverso le quali è possibile ricostruire il processo evolutivo delle tipologie dell'insediamento rurale nella zona di Anghiari  e nella pianura del Tevere. Codice Taglieschi: Il cabreo denominato "Codice Taglieschi" e dal nome originale di: Nota, Recordi e Descriptioni, Disegni e Confini, di tutti i Beni, Compere, Possessioni, Campi, Chiusure, Vignie, Case Hauti, Posseduti(...)fino al presente anno 1626 che li posseggono gli Heredi di Sig. Francesco di Pietropaolo di Luca(...)Ad Laudem Dei atque Beatae Mariae Virginia et omnium Sanctorum  redatto da Lorenzo Taglieschi, l'autore di Delle Memorie Historiche e Annali della Terra d'Anghiari è, dopo molto tempo, finalmente di nuovo in esposizione. Al suo interno sono documentate, oltre alle proprietà immobili e fondiarie della famiglia Taglieschi "fotografate" alla metà del XVII secolo, dei disegni delle stesse, colorati, rappresentanti uno spaccato dell'aspetto urbano del borgo anghiarese, e dei territori agricoli dello stesso. Strumento importante per la conoscenza della Storia locale è un tassello, altrettanto significativo, per la conoscenza della Storia economica nei territori della Toscana Granducale.

Immagine della Casa di Piazza Tratta dal Codice Taglieschi

In questa sala è esposto un pannello con i disegni realizzati appositamente per il Museo delle Memorie e del Paesaggio nella Terra di Anghiari da Massimo Tosi che mostrano le fasi dell'evoluzione architettonica della città di Anghiari dal punto di vista urbano.

Evoluzione architettonica Città di Anghiari di Massimo Tosi

Nelle teche di vetro sono presenti i reperti provenienti dagli scavi archeologici della città, illustrati nei relativi pannelli, svoltisi in concomitanza con il restauro delle mura di Anghiari. particolare attenzione meritano i frammenti in maiolica arcaica. Si tratta com'è noto di una pregiata classe ceramica, che al suo apparire intorno alla metà del Duecento, era prerogativa delle classi sociali più abbienti. Con la fine del Trecento i prodotti in maiolica arcaica diventano oggetto di più largo consumo anche presso gli strati sociali del contado.

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