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Anghiari vanta una tradizione artigiana che
affonda le radici lontano nel tempo. Già nel
XII-XIV secolo il governo degli Abati
camaldolesi fu, con la sua liberalità,
l'incentivo più efficace all'espansione del
borgo, al sorgere di un vivace mercato e di
botteghe artigiane: vasai, fabbri, maestri
di pietre e legname, maestri di muro,
tessitori, stipettai, calzolai, gualcatori,
mugnai, armaioli. L'importanza dell'attività
edilizia, forse il maggior pilastro
dell'economia anghiarese, è testimoniata dal
fatto che l'unica corporazione riconosciuta
dallo Statuto era quella dei maestri di
pietre e legnami. Tra il XVI ed il XIX
secolo si affermarono con molta fortuna
anche l'arte del ferro battuto e la
produzione di armi da fuoco, ovvero fucili e
pistole, pezzi rari di un'arte raffinata
custodita in importanti collezioni e musei
nazionali ed esteri: sembra, a tal
proposito, che il bulino abbia trovato
prevalente applicazione nella decorazione
delle armi, nelle rifiniture del ferro,
nella fabbricazione di marchi e, talvolta,
nella falsificazione di monete.
Le
antiche scritture dell' Archivio Comunale ci
tramandano nomi che a volte delineano più di
una generazione di attività operativa in una
stessa famiglia, in particolari settori
dell'artigianato.
In
Toscana, durante il XVIII secolo, le
attività economiche ebbero un notevole
impulso grazie alla nuova politica
granducale di Leopoldo I. E' certo però che
in Anghiari le manifatture fossero peraltro
avvantaggiate da alcuni fattori ambientali
favorevoli: i boschi, che fornivano
combustibile per il processo di lavorazione
e le miniere di ferro e di rame presenti nei
Monti Rognosi, fra Montauto ed il Ponte alla
Piera, lungo il percorso di un'antica strada
romana.
Soprattutto, però, la zona aveva una grande
tradizione artigiana in grado di offrire una
manodopera altamente qualificata.
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All'inizio del secolo scorso ad Anghiari
esistevano un lanificio di panni fini e
grossi, una concia di pelli e cuoi, una
fabbrica di griglie e ringhiere, tintorie
grossolane in lana, stovigliai ed armaioli,
molini ad acqua e fabbri ferrai. Rilevante
era la coltivazione del guado per tintura
dei tessuti: nel 1833 c'erano un lanificio,
otto gualchiere, cinque tintorie, due
fabbriche di cappelli di feltro, due
archibusiere, una fabbrica di strumenti
chirurgici, due polveriere, tre fornaci di
terraglie ed altre di calce e laterizi.
Frequenti erano la lavorazione della canapa
e del ferro. Si affermò inoltre l'arte
tipografica ed una fabbrica di strumenti
musicali. Tra le attività degne delle
massime onorificenze, si serba memoria delle
stoviglie in terracotta presentate dai vasai
Luconi e Mondini all' Esposizione Universale
di Vienna nel 1873, delle calzature
dell'artigiano Desidero Allegretti esibite
nel 1910 all' Esposizione di Milano e della
Medaglia d'Oro e la Croce al Merito che nel
1935 il liutaio Milton Poggini ricevette
nell' Esposizione Internazionale d' Arte di
Parigi. |
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è'
anche per questi illustri precedenti che
Anghiari avvertì l'esigenza di creare una
struttura che, riallacciandosi alle
tradizioni artistiche e popolari locali,
potesse anche rispondere alle esigenze di un
artigianato moderno: così nel 1962 prese
vita l'Istituto Statale d'Arte per il legno
ed il restauro del mobile antico.
La
Mostra Mercato dell'Artigianato, che si
svolge ogni anno alla fine di aprile, vuole
invece mantenere vitale la tradizione di
quegli artigiani che, eredi di un illustre
passato, hanno l'opportunità di presentare
in questa rassegna i prodotti della loro
maestria, del loro rigore metodologico e
della loro creatività.
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