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Castello di Sorci e lo 'spirito' di
Baldaccio |
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Antico castello, probabilmente di
origine longobarda, che appartenne nel XII sec. ai Barbolani di Galbino.
Il toponimo Sorci deriva dal
germanico 'sorku', che significa brughiera, scopeto quindi 'luogo delle
scope di macchia' che facevano e fanno parte tuttora della vegetazione
locale.
Nel 1268 esso fu distrutto per mano
di alcuni soldati al seguito di Corradino di Svevia : di proprietà della
famiglia Tarlati all'inizio del XIV sec., fu sottomesso nel 1385 alla
dominazione fiorentina e divenne poi dimora del capitano di ventura
Baldaccio Bruni, definito "uomo in guerra eccellentissimo, perché in
quei tempi non era alcun in Italia che di virtù di corpo e d'animo lo
superasse"(Niccolò Machiavelli). |
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Baldaccio fu ucciso a tradimento e
decapitato il 6 settembre 1441, ecco perché si dice che il suo fantasma
aleggi ancora nelle sale di questo antico maniero: c'è chi assicura di
percepire la sua presenza attraverso rumori di catene trascinate,
un'armatura che cambia continuamente di posto e un pianoforte che emette
suoni senza che nessuno lo sfiori…
All'epoca di Baldaccio il
fortilizio contava una trentina di armigeri a sorveglianza di una doppia
cinta muraria munita di fossato, poi nel corso dei secoli ha subito
innumerevoli ristrutturazioni, fino ad assumere l'aspetto di un palazzo
cinquecentesco munito di un' attiva azienda agricola.
A partire dagli anni '70 del secolo
scorso il Castello di Sorci è tornato alla vita grazie all'impegno
dell'attuale proprietario Primetto Barelli e dei figli , cui spetta il
merito di aver raccolto il peso di una vicenda secolare trasformando la
struttura in uno dei ristoranti più conosciuti d'Italia, frequentato
anche da molti personaggi famosi: a tal proposito occorre ricordare che
gli attori Roberto Benigni e Massimo Troisi, ospiti di Sorci, hanno
tratto ispirazione da questo luogo per la sceneggiatura del film 'Non ci
resta che piangere'. |
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Villa La Barbolana
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Originaria dimora
signorile, posta in ottima posizione panoramica sulle pendici
sud-orientali di Montauto, fu fatta costruire da Federigo di Antonio
Barbolani nella seconda metà del XVI sec.
Raro esempio in terra
aretina di villa fortificata privata è costituita da un edificio
articolato su due piani a pianta quadrata con quattro bastioni angolari
aggettanti , torre centrale e due accessi costituiti da ponti sul
fossato che circondava la costruzione.
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All'interno gli ambienti
sono in gran parte con copertura a volta , pavimenti in cotto e portali
rinascimentali in pietra: al piano terra, in quella che è attualmente la
sala da pranzo, era posta fino al 1850 una cappella risalente al XVIII
sec. Ammodernata nel XIX sec. in occasione del matrimonio
tra Carlotta Barbolani e Simone Francesco Velluti-Zati, duca di S.
Clemente, la villa è stata oggetto di un recente restauro che ha
interessato il rifacimento della facciata sud e degli interni, eseguito
con scrupolo da tanti artigiani diversi sotto l'attento coordinamento
dell'attuale proprietario. |
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Castello di Toppole Castrum dei
Longobardi
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Il Castello di Toppole rientra nel
sistema d'insediamento fortificato sulla destra della valle del Sovara ,
insieme a Valialle (risalente al Mille, di cui restano pochi tratti di
mura), Casale, Upacchi e Scoiano.
Le prime notizie risalgono al 1087,
quando Enrico di Bernardo di Galbino s'impegnò a difendere Toppole per
conto dei vescovi aretini. In seguito il castello fu soggetto a varie
successioni: monaci Camaldolesi, Ranieri di Galbino, la famiglia aretina
dei Tarlati ed infine i fiorentini.
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Purtroppo attualmente l'impianto
primitivo non è più leggibile, l'interno comprende delle unità edilizie
rurali piuttosto rimaneggiate, mentre al centro del nucleo abitativo c'è
la chiesa di S. Clemente che risale probabilmente al XII sec., anche se
alcune tombe recentemente scoperte ne fanno supporre una datazione
anteriore. L'abside rappresenta la parte più
antica della chiesa, originariamente con pianta a croce greca,
trasformata a croce latina alla metà del XIX secolo. Poco distante da Toppole,
raggiungibile anche a piedi tramite un sentiero, è la Badia di San
Veriano, abbazia camaldolese sorta alla fine dell'XI secolo. |
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Pianettole e
l'espansione dei Camaldolesi |
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Pianettole è un bell'esempio di
fortilizio medievale mantenuto in discreto stato di conservazione, in
cui sono evidenti l'alta cinta muraria in pietra, la porta ad arco che
costituisce l'unico accesso all'interno delle mura ed il possente
torrione con basamento a scarpa. La torre è ancora divisa da solai
lignei collegati da scale, mentre al primo piano è collocato un camino.
Costruito dai signori di Montauto,
il castello fu donato ai Camaldolesi nel 1142.
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La presenza dei Camaldolesi in
Valtiberina e le continue donazioni di pievi e chiese soggette ai vari
castelli della zona in favore di quest'ordine monastico fecero sì che
esso si insinuasse prepotentemente tra le diocesi di Arezzo e Città di
Castello, fin quando il vescovo tifernate non invocò l'intervento
dell'imperatore Federico di Svevia in difesa dei suoi possedimenti.
Nel 1502 Sansepolcro vide
assoggettati i territori di Anghiari e Pieve Santo Stefano. Subito i
suoi cittadini ne approfittarono per abbattere il castello di Anghiari:
nella stessa occasione fu distrutto anche il Castello di Pianettole. |
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Castello di Montauto |
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Costruito tra il 1180 ed il 1190 su le rovine di
una preesistente torre longobarda, il castello prese il nome della
montagna piuttosto irta: Monte Acuto. Dall'alto di questa vetta, 786 m
s.l.m., dominava tutti i territori circostanti risultando praticamente
imprendibile, con due lati verso lo strapiombo della valle del torrente
Sovara, uno protetto dalle rocce della montagna ed il fronte rivolto
all'unica via di accesso. |
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Proprio per ragioni difensive
nacque la prima costruzione di torre-fortezza, poi nel corso dei secoli
l'architettura del castello ha subito numerose trasformazioni. Nel 1300
era già un fortilizio vero e proprio, in grado di contenere 400
abitanti; nel XVI secolo aveva varie torri ed almeno tre cinte murarie.
Fu inizialmente sede della Signoria che amministrava la zona
circostante, divenendo in seguito Contea sotto il protettorato del Sacro
Romano Impero.
Nel XIII secolo il castello ha
ospitato più volte Francesco d'Assisi nel suo pellegrinare verso la
Verna: la piccola Cappella che ancora esiste era il luogo di preghiera
del giovane frate e fino al 1503 ha ospitato la tonaca che egli donò al
conte Alberto Barbolani durante il suo ultimo viaggio dalla Verna, dove
aveva ricevuto le stigmate, verso Assisi ,dove morirà la notte tra il 3
e 4 di ottobre del 1226.
Nel 1503, durante gli scontri tra
Arezzo e la Repubblica Fiorentina, il castello fu preso con l'inganno
dai fiorentini e la tonaca venne portata a Firenze laddove è rimasta
fino a pochi anni fa, quando è stata collocata all'interno della
cappella delle reliquie nella Basilica del Santuario della Verna.
Distrutto quasi totalmente a
seguito di alterne vicende, il castello fu riedificato in epoca
rinascimentale : evidenti tracce di questo periodo sono individuabili
nella straordinaria torre d'angolo tronco-conica con accentuata
scarpatura e doppio cordone rivolta alla via d'accesso, tradizionalmente
attribuita all'architetto Francesco di Giorgio Martini.
Le bifore in pietra serena e le
rifiniture delle logge sono del sec. XVI quando il feudo divenne villa
padronale.
Nel 1880 il ramo dei Barbolani che
possedeva il castello si estinse, perciò la proprietà passò di mano in
mano a diversi signori tra i quali i Boncompagni Ludovisi, che
modificarono le finestre costruendo le attuali bifore in pietra serena
con il loro stemma.
Resistendo ad un bombardamento nel
1944, durante la II. Guerra Mondiale, il Castello è arrivato in buono
stato sino al 1963, anno in cui fu riacquistato dagli attuali
proprietari, la famiglia Barbolani di Montauto, discendenti degli stessi
che lo edificarono.
Nel corso dei secoli, oltre S.
Francesco, il Castello ha avuto altri ospiti illustri : principi
germanici, cardinali, uomini di cultura come alcuni membri della
famiglia Medici di Firenze, tra cui il futuro Papa Clemente VII.
Oltre alla bellezza dell'edificio,
notevole è la suggestione che suscita l'eccezionale panorama che
abbraccia dall'alto l'intera Valtiberina. |
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Castello di Galbino |
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Posto tra un affluente
del Sovara e la strada provinciale della Libbia, Galbino è l'esempio più
evidente di un antico castello la cui struttura originaria è stata
modificata notevolmente per essere adibita a dimora gentilizia.
Residenza feudale dei
conti di Montauto fino alla fine del XVIII secolo, si presenta oggi con
impianto rettangolare, torretta al centro della copertura e torrioncini
cilindrici posti agli angoli. |
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In facciata una loggia
con colonne in pietra, chiuse con infissi di legno.
Il castello è ben
visibile dall'alto della strada che congiunge la frazione di Tavernelle
con l'ex Convento di San Niccolò a Gello.
L'edificio è di
proprietà privata. |
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Castello di
Valialle |
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Dell'originaria cinta
muraria restano solo pochi tratti, mentre il nucleo è utilizzato per
abitazioni rurali.
L'interna chiesa,
dedicata a S. Biagio ha forme romaniche, unica navata, con abside
semicircolare e campanile a vela: riaperta alla fruizione del pubblico
nell'estate del 2004 conserva all'interno capitelli romanici ed un
quadro rappresentante la Vergine in gloria con i Santi Biagio e
Romualdo.
Come Pianettole, anche
Valialle fu legato all'ordine dei Camaldolesi: distrutto da Firenze, con
le sue pietre fu poi costruita, nel 1460, la Porta Nuova ( o Fiorentina)
di Anghiari. |
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